Con il caldo partono subito le regole assolute, tra chi consiglia solo le zampe, chi vieta la testa, chi usa esclusivamente acqua tiepida e chi copre il cane con un asciugamano bagnato, come se bastasse scegliere il gesto giusto da un elenco.
Non sono un medico veterinario e non spetta a un’educatrice diagnosticare o trattare un colpo di calore, ma chi vive o lavora con un cane deve sapere come prevenire il surriscaldamento, come iniziare a raffreddarlo e in quale momento lasciare spazio al veterinario.
Un cane accaldato, un cane dopo uno sforzo intenso e un soggetto con segnali di emergenza non si gestiscono allo stesso modo, perché cercare una zona magica da bagnare serve molto meno che capire il contesto e osservare il cane reale.
Perché non esiste un solo modo giusto per rinfrescare il cane
Il primo errore è cercare una regola valida per tutti, perché il raffreddamento cambia in base al cane che hai davanti, all’attività appena svolta e alla gravità della situazione. Un soggetto che cerca ombra durante una giornata afosa, un cane sportivo che ha appena terminato uno sforzo intenso e un animale disorientato o incapace di recuperare non hanno bisogno dello stesso intervento, anche se in tutti e tre i casi il proprietario vede soprattutto una cosa, cioè un cane che ansima.
Il cane disperde calore soprattutto attraverso l’ansimazione, mentre la sudorazione dai polpastrelli ha un ruolo molto più limitato rispetto a quello che spesso le viene attribuito. Bagnare il corpo può aiutare perché l’acqua assorbe calore e, se associata a aria in movimento, favorisce l’evaporazione, ma l’efficacia dipende da quanta superficie viene raggiunta e dalla capacità dell’acqua di arrivare davvero alla pelle, soprattutto nei soggetti con pelo fitto o abbondante sottopelo.

La distinzione da tenere a mente è semplice, anche se nella pratica viene spesso ignorata. Il cane accaldato cerca sollievo ma resta vigile e coordinato, il cane dopo uno sforzo intenso può continuare ad accumulare calore anche dopo essersi fermato, mentre il sospetto colpo di calore richiede un raffreddamento immediato insieme al contatto con il veterinario. Usare lo stesso sistema in tutte e tre le situazioni non rende l’intervento più semplice, lo rende soltanto meno preciso.
Quali zone bagnare e perché
La domanda più comune è quali zone bagnare, ma non esiste una mappa con pochi punti corretti e tutto il resto vietato. Per favorire la dispersione del calore conviene raggiungere soprattutto le aree in cui l’acqua arriva facilmente alla pelle, senza dimenticare che, più della singola zona, contano la superficie corporea bagnata, il mantello e il contesto in cui si interviene.
Ma attenzione, la letteratura non permette di stabilire una classifica definitiva tra inguine, ascelle, ventre, torace e testa, quindi è più corretto parlare di zone facilmente raggiungibili che di punti migliori in assoluto.
- inguine e interno cosce, perché generalmente presentano meno pelo e permettono all’acqua di raggiungere più facilmente la cute;
- ascelle, che sono accessibili e poco coperte dal mantello;
- ventre e torace, utili perché consentono di bagnare una superficie più ampia;
- parte inferiore del collo, soprattutto se l’acqua riesce ad attraversare bene il pelo;
- zampe e polpastrelli, che possono essere bagnati o immersi, ma coinvolgono una superficie troppo ridotta per costituire da soli un raffreddamento completo;
- testa e orecchie, che possono essere bagnate, evitando però getti diretti dentro occhi, narici e condotti uditivi;
- dorso, schiena e groppa, che non risultano zone vietate, anche se nei cani con molto sottopelo bisogna verificare che l’acqua arrivi davvero alla pelle.

Nei cani con mantello fitto resta fondamentale controllare che l’acqua non si fermi sulla parte esterna del pelo, perché avere il cappotto bagnato non significa necessariamente avere raffreddato la pelle. Allo stesso modo, limitarsi a zampe o testa può dare sollievo, ma non sostituisce il raffreddamento di una superficie più ampia quando il cane ha accumulato molto calore.
Perché si dice che la testa del cane non va bagnata
Il consiglio nasce da una precauzione sensata, che nel tempo è stata semplificata fino a diventare un divieto assoluto. Versare acqua con forza sul muso può farla entrare in occhi, narici e condotti uditivi, può spaventare il cane e, se si forza l’immersione, può ostacolare l’ansimazione proprio mentre ne ha più bisogno. Da qui si è passati facilmente da “non dirigere un getto sulla faccia” a “mai bagnare la testa”, che però non è la stessa cosa.
A rafforzare il mito ha contribuito anche la paura della vasocostrizione provocata dall’acqua fredda, secondo cui raffreddare rapidamente la testa o il corpo potrebbe intrappolare il calore. Le fonti più aggiornate non sostengono però un divieto generale, mentre la scheda del Ministero della Salute include testa, collo e orecchie tra le aree che possono essere raffreddate insieme ad ascelle e inguine.
Lo studio di Parnes et al. del 2024 ha inoltre mostrato che l’immersione volontaria della testa in acqua a circa 22 °C può ridurre rapidamente la temperatura interna dopo l’esercizio. Il punto, però, resta il modo in cui si interviene, perché i cani erano coscienti, addestrati e liberi di rialzare il muso.
La regola corretta è quindi semplice. La testa si può bagnare, ma senza getti violenti, immersioni forzate o acqua diretta dentro occhi, naso e orecchie.
Cosa dicono davvero gli studi sulle zone da bagnare
Come dicevo, la letteratura scientifica non ha ancora costruito una classifica definitiva perché la maggior parte delle ricerche valuta il metodo di raffreddamento nel suo insieme, non una singola zona confrontata direttamente con tutte le altre. Abbiamo quindi dati utili sulla quantità di superficie coinvolta, sull’immersione, sull’uso dell’acqua e sul movimento dell’aria, mentre molte indicazioni anatomiche derivano ancora da fisiologia e praticità clinica. Tradotto, possiamo dire con una certa sicurezza che bagnare una superficie adeguata funziona meglio che affidarsi a due polpastrelli, ma non possiamo assegnare medaglie d’oro, d’argento e di bronzo alle singole parti del cane.
Studio: Parnes et al., 2024 — Voluntary head dunking after exercise-induced hyperthermia rapidly reduces core body temperature in dogs
Lo studio sperimentale di Parnes, pubblicato nel 2024, ha coinvolto 12 cani da lavoro sottoposti a esercizio fino a raggiungere ipertermia o almeno due segni di stress da calore. I ricercatori hanno confrontato quattro interventi di 30 secondi, tra cui impacchi freddi sul collo, panni bagnati su collo e ascelle e immersione volontaria della testa in acqua a circa 22 °C. Il head dunking ha prodotto la temperatura interna media più bassa nei primi cinque minuti ed è stato l’unico metodo capace di evitare l’ulteriore aumento post-esercizio. Il dato è forte, ma vale per cani coscienti, addestrati e collaborativi.
In breve:
- 12 cani da lavoro
- studio randomizzato crossover
- acqua a circa 22 °C
- testa immersa volontariamente
- raffreddamento più rapido nei primi 5 minuti
- solo 9 cani su 12 completarono correttamente il protocollo
- vietato forzare il muso in acqua
- non indicato con collasso o stato mentale alterato
Studio: Hanel et al., 2016 — Best practice recommendations for prehospital veterinary care of dogs and cats
Il lavoro di Hanel non è uno studio sulle singole zone corporee, ma un documento di raccomandazioni per il primo soccorso veterinario preospedaliero. Il principio centrale è cool first, transport second, cioè iniziare il raffreddamento prima del trasporto e proseguirlo mentre si organizza l’arrivo in clinica, senza aspettare passivamente. Le raccomandazioni privilegiano immersione in acqua fredda e raffreddamento evaporativo con acqua e aria in movimento, perché coinvolgono una superficie ampia e riducono più rapidamente il calore. Non indicano invece testa, ascelle o inguine come punti superiori in assoluto, quindi sostengono il metodo generale più della zona specifica.
In breve:
- linee guida preospedaliere
- principio cool first, transport second
- priorità a raffreddamento rapido
- immersione in acqua fredda
- acqua associata ad aria in movimento
- nessuna classifica tra singole zone
- il metodo conta più del punto anatomico
Studio: Hall et al., 2023 — Cooling Methods Used to Manage Heat-Related Illness in Dogs Presented to Primary Care Veterinary Practices during 2016–2018 in the UK
Questo studio di Hall ha analizzato 623 episodi di malattia correlata al calore registrati nelle cliniche veterinarie britanniche. In 341 cartelle erano presenti informazioni sul raffreddamento, ma solo 74 cani erano stati raffreddati prima di arrivare dal veterinario. Appena il 23,97% aveva ricevuto uno dei due metodi raccomandati, cioè immersione in acqua fredda o raffreddamento evaporativo, mentre il sistema più usato era rappresentato dagli asciugamani bagnati, presenti nel 51,31% dei casi. Lo studio non dimostra quale zona sia migliore, ma mostra quanto spesso la pratica reale segua abitudini meno efficaci rispetto alle linee guida.
In breve:
- 623 episodi analizzati
- studio retrospettivo osservazionale
- solo 21,70% raffreddati prima della visita
- solo 23,97% trattati con metodi raccomandati
- asciugamani bagnati nel 51,31%
- nessun confronto diretto tra testa, ascelle o inguine
- forte distanza tra raccomandazioni e pratica comune
Studio: Ministero della Salute, 2012 — Il colpo di calore negli animali d’affezione
La scheda del Ministero della Salute è una fonte istituzionale divulgativa, non uno studio sperimentale, ma resta utile perché indica con chiarezza cosa fare nei primi minuti. Il documento consiglia di spostare il cane in un ambiente fresco e ventilato, iniziare il raffreddamento con acqua di rubinetto, docce o panni bagnati e intervenire su collo, testa, orecchie, ascelle e regione inguinale, evitando l’acqua ghiacciata. La fonte conferma quindi che la testa non è una zona vietata, ma non dimostra che sia superiore alle altre. Va letta insieme alle ricerche più recenti, soprattutto sul limite degli asciugamani lasciati addosso.
In breve:
- fonte istituzionale italiana
- acqua di rubinetto e docce
- testa e orecchie comprese
- anche collo, ascelle e inguine
- ambiente fresco e ventilato
- evitare acqua ghiacciata
- contattare rapidamente il veterinario
- nessun confronto sperimentale tra zone
Il quadro complessivo è abbastanza chiaro. La testa si può bagnare, le zampe da sole difficilmente bastano e non esiste una zona magica che risolva tutto. Le prove più convincenti riguardano acqua, superficie ampia e velocità di raffreddamento, mentre la classifica tra singole parti del corpo resta, almeno per ora, più desiderata dai proprietari che dimostrata dagli studi.
Gli errori che rendono il raffreddamento meno efficace
Il problema non è soltanto cosa fai, ma anche quanto davvero il gesto riesce a sottrarre calore al corpo del cane. Alcuni interventi sembrano molto attivi, però coinvolgono una superficie troppo piccola, non raggiungono la pelle oppure ostacolano l’evaporazione, quindi rassicurano il proprietario più di quanto aiutino il cane. La scena è quella classica, con grande impegno, asciugamani ovunque e pochissimo raffreddamento reale.
Gli errori più comuni sono:
- bagnare soltanto le zampe, perché i polpastrelli partecipano alla termoregolazione, ma rappresentano una superficie troppo ridotta per raffreddare efficacemente tutto il corpo;
- usare uno spruzzino leggero su un cane con mantello fitto, lasciando l’acqua sulla parte esterna del pelo senza farla arrivare alla cute;
- coprire il cane con asciugamani bagnati e lasciarli addosso, perché il tessuto si riscalda, limita il movimento dell’aria e può ridurre l’evaporazione;
- forzare il cane a entrare in acqua o immergere il muso contro la sua volontà, aggiungendo stress e rischi a una situazione già delicata;
- dirigere l’acqua dentro occhi, narici e condotti uditivi, invece di bagnare la superficie della testa con controllo;
- aspettare che il cane “si riprenda da solo” prima di iniziare a raffreddarlo o prima di contattare il veterinario;
- interrompere tutto appena il cane sembra stare meglio, come se il primo miglioramento visibile garantisse che la temperatura interna e l’organismo siano già tornati alla normalità.
Lo studio di Hall et al. del 2023, condotto su 623 episodi di malattia correlata al calore, mostra bene quanto le abitudini diffuse possano allontanarsi dalle raccomandazioni. Tra i casi con informazioni disponibili, gli asciugamani bagnati risultavano il metodo più utilizzato, mentre immersione in acqua fredda e raffreddamento evaporativo con acqua e aria in movimento venivano impiegati molto meno spesso. Lo studio è osservazionale e non misura direttamente l’efficacia di ogni tecnica, ma fotografa una distanza evidente tra ciò che viene fatto più spesso e ciò che le linee guida indicano come preferibile.
Anche la quantità di corpo raggiunta conta, perché solo testa, solo ascelle o solo zampe possono offrire un sollievo parziale senza costituire sempre un intervento sufficiente. Le ricerche disponibili sostengono meglio l’uso dell’acqua su una superficie corporea ampia, insieme al movimento dell’aria, rispetto alla ricerca del punto anatomico perfetto. Il cane non ha un pulsante refrigerante nascosto sotto il pelo, quindi conviene controllare meno la leggenda imparata al parco e molto di più se l’acqua arriva davvero alla pelle e se il cane sta recuperando.
Un ultimo errore riguarda la lettura del soggetto, perché ansimare meno non significa automaticamente essere fuori pericolo. Il cane può apparire più tranquillo perché è stanco, debole o meno reattivo, quindi il miglioramento va valutato considerando postura, coordinazione, stato mentale, respirazione e capacità di rispondere. Se qualcosa non torna, insistere con un altro panno bagnato non rende l’intervento più competente, ritarda soltanto il momento in cui deve entrare in gioco il veterinario.
Quando è il veterinario, non il proprietario, a dover intervenire
Il passaggio da semplice disagio a possibile emergenza si riconosce osservando le condizioni generali del cane, non contando quanti minuti sono trascorsi o quanta acqua è stata usata. Se compaiono debolezza, disorientamento, difficoltà a camminare o mancato recupero, bisogna iniziare a raffreddarlo, contattare subito il veterinario e organizzare il trasporto.
I principali segnali d’allarme sono:
- ansimazione estrema che non diminuisce;
- barcollamento o incapacità di restare in piedi;
- scarsa risposta, confusione o perdita di coscienza;
- tremori, rigidità o convulsioni;
- vomito, diarrea o secrezioni abbondanti;
- mucose rosso acceso, bluastre o molto pallide;
- respirazione difficoltosa o collasso.
Il Ministero della Salute raccomanda di raffreddare il cane, consultare il veterinario nel più breve tempo possibile e monitorarlo nelle 24–48 ore successive, perché un miglioramento iniziale non esclude conseguenze interne dell’ipertermia.
Il ruolo del proprietario e dell’educatore consiste nel riconoscere il cambiamento, interrompere l’attività e avviare il raffreddamento senza perdere tempo, mentre diagnosi e trattamento restano di competenza del medico veterinario.

