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Cani da guardiania del bestiame. Come comportarsi durante un’escursione con il cane

Cani da guardiania con un gregge di pecore durante il pascolo nel Massiccio del Matese in Campania

Nel dog trekking, incontrare un gregge protetto da cani da guardiania del bestiame richiede una lettura diversa rispetto a un normale incrocio sul sentiero, soprattutto se siamo accompagnati dal nostro cane. I cani da pastore impiegati nella protezione del gregge lavorano con una forte autonomia e possono usare abbaio, avvicinamento e interposizione per controllare la distanza dal gregge, comportamenti legati alla loro funzione di sorveglianza e dissuasione che non indicano automaticamente un attacco imminente.

La presenza di un cane estraneo vicino al gregge può rendere l’interazione più delicata, soprattutto se tira, fissa, abbaia o cerca di avvicinarsi. Per chi cammina con il proprio cane diventa quindi fondamentale saper leggere distanza, traiettoria e livello di attivazione, intervenendo prima che l’incontro si trasformi in una situazione difficile da gestire.

Come lavorano i cani da guardiania e perché il proprio cane cambia l’incontro

Diciamocelo, vedere uno o più cani da guardiania arrivare abbaiando verso di noi può spaventare, soprattutto se nel frattempo dobbiamo anche tenere sotto controllo il nostro cane. La reazione più immediata è pensare che ci stiano venendo incontro per attaccare, ma spesso stiamo leggendo con gli occhi di chi passeggia con un cane un comportamento nato per tutt’altro scopo. I cani da guardiania del bestiame non lavorano come i cani da conduzione, non aspettano continuamente indicazioni dal pastore e hanno una forte autonomia nel valutare ciò che si avvicina agli animali che proteggono.

Una cosa che spesso sfugge è proprio il significato di abbaio, avvicinamento e interposizione. Un cane che arriva abbaiando, si mette tra noi e il gregge oppure continua a seguirci mentre ci allontaniamo può stare cercando di aumentare la distanza, non necessariamente di arrivare allo scontro. Il problema nasce se continuiamo ad avanzare come se nulla fosse oppure se il nostro cane, nel frattempo, tira verso il gregge, fissa, abbaia o cerca il contatto, perché a quel punto la pressione può crescere da entrambe le parti.

Nel dog trekking la presenza del nostro cane cambia parecchio l’incontro. Per il cane da guardiania non siamo più soltanto persone che attraversano l’area, perché con noi c’è anche un canide estraneo vicino al bestiame, elemento che le linee guida considerano particolarmente delicato. Se il nostro cane resta gestibile e mantiene distanza abbiamo molto più margine, mentre un cane che risponde alle vocalizzazioni, aumenta la trazione o prova ad avvicinarsi può rendere rapidamente la situazione più complessa.

Per me, il modo più utile di leggere la scena è smettere per un attimo di chiedersi se il cane da guardiania sia “buono” o “aggressivo” e guardare cosa sta facendo concretamente con lo spazio. Si sta mettendo tra noi e il gregge? Aumenta l’abbaio mentre ci avviciniamo? Riduce la pressione appena cambiamo traiettoria?

Sono segnali molto più utili, perché ci permettono di capire se stiamo andando nella direzione giusta oppure se, senza accorgercene, stiamo continuando a stringere una distanza che quel cane sta cercando di difendere.

Come riconoscere un pascolo protetto e creare distanza prima dell’incontro

La gestione migliore, diciamocelo, comincia prima che i cani da guardiania arrivino verso di noi, perché sul sentiero è facile accorgersi del gregge tardi, magari quando gli animali sono sparsi sul pendio oppure quando all’inizio sentiamo soltanto qualche campanaccio in lontananza. Conviene quindi rallentare appena compaiono bestiame al pascolo, recinzioni, punti di abbeverata, campanacci o cartelli che segnalano cani da guardiania, così da capire dove si trova il nucleo del gregge e soprattutto se il nostro percorso lo attraversa.

C’è poi un equivoco abbastanza facile da fare, perché se non vediamo i cani non possiamo concludere che non ci siano e, anzi, i cani da guardiania possono trovarsi fuori dalla nostra visuale, dietro una piega del terreno oppure temporaneamente più lontani rispetto al bestiame.

Uno studio pubblicato nel 2018 (Applied Animal Behaviour Science di Margherita Zingaro) ha monitorato con collari GPS 29 cani da guardiania in 11 allevamenti ovini della provincia di Grosseto, rilevando una distanza media dal gregge di circa 120 metri e, in alcuni casi, allontanamenti ben più ampi, fino a un massimo registrato di 990 metri. Il dato va letto con attenzione, perché quel valore rappresenta un estremo e non la distanza abituale, ma conferma comunque un punto importante per chi cammina in aree di pascolo, cioè che un cane da guardiania può trovarsi fuori dalla nostra visuale pur restando nell’area funzionale del gregge. Se vediamo le pecore ma non vediamo ancora i cani, quindi, non è il momento di avvicinarsi per controllare meglio, ma di rallentare e scegliere per tempo una traiettoria che aggiri il bestiame.

A quel punto viene spontaneo chiedersi quanta distanza lasciare dal gregge, mi dispiace dirvelo ma una misura valida sempre non c’è, perché le principali linee guida consultate parlano di aggirare ampiamente gli animali e di mantenere un margine sufficiente senza fissare un numero universale in metri. Posso però dire che nella pratica guarderei soprattutto la traiettoria, perché se il sentiero passa in mezzo al gregge continuare dritti soltanto perché “è il percorso segnato” significa comunque entrare nello spazio che i cani stanno proteggendo, mentre deviare per tempo, fare un giro più largo oppure aspettare che gli animali si spostino lascia molto più margine a tutti.

Rappresentazione visiva dei segnali per riconoscere un pascolo protetto durante un dog trekking

Con il proprio cane al seguito bisogna pensarci ancora prima, soprattutto se sappiamo che tende a fissare il bestiame, aumentare la trazione, abbaiare o inseguire, perché aspettare di arrivare vicino alle pecore per iniziare a gestirlo significa partire già con pochissimo margine. Nel dog trekking può capitare di allungare il percorso o persino di rinunciare a un tratto che sulla carta sembrava perfetto, ma se davanti abbiamo un gregge protetto e il nostro cane è già molto attivato, insistere sul passaggio difficilmente rende la situazione più semplice.

Protocollo pratico durante l’incontro con i cani da guardiania

Fin qui abbiamo parlato soprattutto di prevenzione, ma sul sentiero può capitare comunque di trovarsi con uno o più cani da guardiania che vengono verso di noi, magari abbaiando e riducendo rapidamente la distanza. È il momento in cui viene spontaneo accelerare, tirare via il proprio cane o cercare di superare il gregge prima che la situazione peggiori, mentre le indicazioni più solide vanno nella direzione opposta, cioè interrompere l’avanzamento, evitare di aggiungere pressione e recuperare spazio. Facile a dirsi, difficilissimo a farsi, ammettiamolo.

Per questo io terrei a mente una sequenza molto concreta, da seguire nell’ordine in cui la situazione si presenta.

  1. Fermiamoci e smettiamo di avanzare verso il gregge. Se stavamo camminando nella sua direzione, il primo gesto utile è proprio togliere pressione alla traiettoria, senza cercare di “passare prima che arrivino i cani”.
  2. Mettiamo subito il nostro cane al guinzaglio, se non lo è già, e impediamogli di raggiungere il bestiame o i cani da guardiania. Se sta fissando, tirando o abbaiando, non aspettiamo che si avvicini ancora prima di intervenire.
  3. Restiamo fermi per il tempo necessario a capire cosa stanno facendo i cani da guardiania, evitando di correre, urlare, compiere gesti ampi, sollevare bastoni o cercare di scacciarli. Possiamo parlare con tono normale, ma senza cercare il confronto.
  4. Non proseguiamo frontalmente verso il gregge. Se abbiamo spazio lateralmente, iniziamo a modificare la traiettoria e ad allargarci, perché continuare dritti mantiene proprio quella pressione che i cani stanno cercando di interrompere.
  5. Allontaniamoci lentamente, senza strattonare il nostro cane e senza perdere di vista ciò che succede intorno. Se, mentre aumentiamo la distanza, i cani da guardiania rallentano, smettono di avanzare o diminuiscono l’abbaio, continuiamo nella stessa direzione.
  6. Se il nostro cane reagisce, pensiamo prima alla distanza e solo dopo al comportamento. Non è il momento di chiedere esercizi, correggere l’abbaio o tentare un incontro controllato con gli altri cani, perché l’obiettivo immediato è impedirgli di avanzare e portarlo fuori dalla situazione.
  7. Se i cani da guardiania continuano a fare pressione oppure non abbiamo spazio per deviare, rinunciamo al passaggio. Torniamo indietro lentamente o scegliamo un’altra strada, soprattutto se il gregge occupa il sentiero, il passaggio è stretto o il nostro cane sta diventando sempre meno gestibile.
protocollo da seguire durante un incontro con cani da guardiania nel dog trekking

Tenere il cane al guinzaglio, però, non significa trascinarlo via a forza, perché, se sta già tirando e reagendo, rischiamo di ritrovarci in una lotta mentre i cani da guardiania continuano ad avvicinarsi. Le fonti convergono sulla necessità del guinzaglio, ma non indicano una lunghezza universale valida per ogni incontro, quindi il criterio più utile resta semplice e consiste nell’impedire al cane di raggiungere il gregge e i cani da guardiania mentre cerchiamo, nello stesso momento, di recuperare spazio.

E se il cane da guardiania continua a seguirci? Può succedere, perché accompagnarci verso l’esterno dell’area protetta può far parte della sua funzione di dissuasione. Se possiamo arretrare o deviare in sicurezza, continuiamo a creare distanza senza trasformare la scena in un confronto, mentre, se il passaggio resta bloccato, il sentiero è troppo stretto oppure i cani mantengono una pressione elevata nonostante il nostro allontanamento, insistere non ci fa guadagnare nulla e diventa molto più sensato tornare indietro o cercare un’altra strada.

Aria compressa e tromba possono servire con i cani da guardiania?

In un altro articolo ho consigliato alcuni dissuasori per creare un’interruzione quando un cane libero arriva rapidamente verso il nostro e abbiamo bisogno di guadagnare qualche secondo per aumentare la distanza. Con i cani da guardiania, però, farei molta più attenzione, perché il contesto è diverso e un rumore improvviso potrebbe aumentare ulteriormente vigilanza e attivazione invece di interrompere l’avvicinamento.

Se il cane abbaia, si avvicina o ci segue mentre ci allontaniamo, io non userei subito né tromba né aria compressa, perché potremmo aggiungere uno stimolo forte proprio mentre il cane sta già cercando di controllare la distanza dal gregge. Le fonti che abbiamo raccolto non supportano i deterrenti sonori come strategia ordinaria e alcune includono rumori, minacce e stimoli irritanti tra gli elementi che possono rendere l’interazione più critica.

Ciò non significa che una tromba faccia automaticamente attaccare un cane da guardiania, perché non abbiamo dati sufficienti per dirlo, ma significa che la risposta può diventare meno prevedibile. Alcuni cani potrebbero fermarsi o esitare, altri potrebbero ignorare il rumore e altri ancora aumentare abbaio, avvicinamento o pressione, soprattutto se sono già molto attivati.

Per questo la considererei solo una risorsa estrema, da valutare quando non abbiamo più spazio per arretrare, il contatto sembra imminente e le normali strategie di distanza e deviazione non sono più praticabili. In tutti gli altri casi preferirei non usarla, perché con un cane da guardiania l’obiettivo non è spaventarlo o mandarlo via, ma uscire dalla zona di pressione senza aggiungere altra tensione.

Cosa non fare durante l’incontro con i cani da guardiania

Molti errori nascono da una reazione comprensibile, perché se uno o più cani di grossa taglia arrivano abbaiando verso di noi viene spontaneo fare qualcosa per fermarli. Il problema è che, in una situazione già delicata, alcune reazioni possono aumentare ulteriormente la pressione invece di ridurla, quindi, anche se alcuni punti possono sembrare banali, io eviterei di:

  • correre o accelerare bruscamente, perché un movimento improvviso può rendere la situazione ancora più concitata
  • urlare o agitarsi, soprattutto nel tentativo di spaventare i cani e farli allontanare
  • sollevare bastoni o bastoncini da trekking in modo minaccioso, oppure lanciare oggetti verso i cani
  • continuare ad avanzare frontalmente verso il gregge, soprattutto se i cani si stanno già interponendo o stanno cercando di fermare la nostra traiettoria
  • attraversare il bestiame per proseguire sul sentiero, anche se il percorso segnato passa proprio da lì
  • lasciare che il proprio cane si avvicini, fissi, abbai o cerchi il contatto con i cani da guardiania
  • cercare di accarezzarli, chiamarli o offrire loro del cibo, perché non stiamo incontrando cani liberi in cerca di interazione, ma soggetti impegnati nella protezione del bestiame
  • provare a “farsi rispettare” o a mostrare chi comanda, affrontandoli frontalmente o cercando uno scontro
  • prendere automaticamente in braccio un cane piccolo, perché le principali fonti istituzionali consultate non lo raccomandano e mancano dati sufficienti per prevedere con sicurezza come potrebbero reagire i cani da guardiania
azioni da evitare durante un incontro con cani da guardiania del bestiame

Il punto, alla fine, è piuttosto semplice. Non dobbiamo convincere i cani da guardiania a lasciarci passare e non dobbiamo trasformare l’incontro in una prova di controllo, perché se la nostra presenza sta aumentando la pressione sul gregge la risposta più utile resta ridurla attraverso distanza, traiettoria e possibilità di allontanamento. Se per proseguire dobbiamo entrare tra gli animali o avvicinarci ancora, tornare indietro può essere molto più sensato che insistere.

Quando è meglio rinunciare al passaggio e cambiare percorso

A volte la scelta più intelligente è semplicemente non passare. Non è sempre facile accettarlo, soprattutto dopo aver camminato per ore o quando il sentiero segnato continua proprio nella direzione del gregge, ma ci sono situazioni in cui insistere significa solo ridurre progressivamente il margine di gestione. Il CAI e AGRIDEA, nelle indicazioni dedicate agli incontri con i cani da protezione del bestiame, convergono soprattutto su un punto, cioè evitare di attraversare il gregge e non forzare il passaggio quando non possiamo mantenere una distanza adeguata.

Ci sono alcuni segnali abbastanza chiari che, messi insieme, dovrebbero farci cambiare idea:

  • il gregge occupa completamente il sentiero e per proseguire dovremmo attraversarlo
  • il passaggio è stretto e non abbiamo spazio sufficiente per deviare o aumentare la distanza
  • più cani da guardiania continuano a mantenere pressione, anche mentre proviamo ad allontanarci
  • il nostro cane è molto attivato, abbaia, tira, fissa o diventa difficile da gestire al guinzaglio
  • non esiste una traiettoria alternativa sicura che permetta di aggirare il bestiame
  • ci troviamo al crepuscolo o di notte, momenti nei quali sia il CAI sia la documentazione AGRIDEA segnalano una maggiore vigilanza dei cani da protezione

La tentazione, in quei momenti, è pensare che manchino magari solo cinquanta metri e che valga la pena tentare. Solo che sul sentiero non sappiamo cosa troveremo subito dopo una curva, né se lo spazio continuerà a restringersi, quindi arrivare ancora più vicini al gregge per poi scoprire di non poter passare ci mette in una posizione peggiore rispetto a fermarci prima.

Nel dog trekking cambiare percorso non significa aver gestito male l’incontro, anzi, spesso significa averlo letto abbastanza presto da non trasformarlo in un problema. Se il nostro cane non riesce più a disimpegnarsi oppure i cani da guardiania continuano a impedirci di avvicinarci, tornare indietro o cercare un’alternativa può essere la decisione più semplice e, soprattutto, quella che lascia più spazio a tutti.

Alla fine, incontrare dei cani da guardiania durante un dog trekking non significa trovarsi automaticamente davanti a una situazione pericolosa, ma richiede di leggere bene ciò che sta succedendo e di farlo abbastanza presto. Non serve cercare la tecnica perfetta o aspettare di capire “fin dove si spingeranno” i cani, perché le informazioni utili sono già lì davanti a noi, nella posizione del gregge, nella traiettoria dei guardiania, nella risposta del nostro cane e nello spazio che abbiamo ancora per allontanarci.

Ed è forse proprio qui che dobbiamo cambiare prospettiva. Il sentiero non va seguito a qualunque costo. Se per continuare dobbiamo attraversare un gregge, ridurre ancora la distanza o trascinare avanti un cane ormai troppo attivato, quel tratto di percorso ha smesso di essere una buona scelta. Deviare, aspettare o tornare indietro non significa aver fallito l’escursione, significa aver saputo riconoscere il momento in cui proseguire non vale più il rischio.

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